GENOVA sabato 21 luglio

LE IMMAGINI CHE NON SONO PASSATE IN TV

c'erano anche 200mila persone pacifiche, invisibili
grazie ai Black Block, alle ex Tute Bianche e al comportamento delle forze dell'ordine

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la partenza da Milano

a Quarto dopo 7 ore ci accodiamo al corteo siamo tanti

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anzi tantissimi i genovesi ci offrono un po' di refrigerio c'è tanto colore...

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...e animazione notizia degli scontri ci uniamo alla FIOM cordoni di sicurezza

cosa è accaduto       e       cosa ne pensiamo

1 - comunicato stampa delle ACLI milanesi sul dopo G8 di Genova;
2 - rilettura dell'accaduto di Samuel Potente;
3 - considerazioni di Alessandro Colombo;

COMUNICATO STAMPA

LE ACLI DI MILANO PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO E CONTRO OGNI VIOLENZA

Una commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di Genova

Le ACLI di Milano, presenti con un folta e numerosa delegazione a Genova il 21 luglio e ieri al corteo partito da piazza San Babila per manifestare a favore dell’umanizzazione dell’economia e protestare contro i gravi episodi di violenza e di sangue accaduti per le strade del capoluogo ligure nei giorni scorsi:

  1. Affermano il rifiuto più netto e totale della violenza come metodo sia di manifestazione sia di controllo delle manifestazioni medesime, ed affermano la non violenza come unica via possibile di espressione del proprio pensiero e delle proprie proposte in sintonia con quanto affermato dal Magistero della Chiesa e ribadito dal Santo Padre in questi giorni.
  2. Condannano nella maniera più netta le provocazioni, le violenze e i danni causati dalla follia di un gruppo minoritario di manifestanti.
  3. Esprimono profondo sconcerto per i metodi utilizzati dalle forze dell’ordine, che hanno consentito a poche centinaia di individui di mettere a ferro e fuoco la città, salvo poi attaccare indiscriminatamente chi manifestava pacificamente (oltre 200 mila persone), aggredendo con cariche e lanci di lacrimogeni, liberi cittadini italiani ed esteri, personale medico e giornalistico e parlamentari.
  4. Deplorano i metodi utilizzati dalle forze dell’ordine nel cosiddetto "blitz" nelle scuole che ospitavano parte dei manifestanti e la sede del Media Center del Genoa Social Forum: il numero dei feriti e degli arrestati, l’impedimento violento alla presenza di avvocati, parlamentari e giornalisti nel corso della "perquisizione" non sono degni di un paese civile e democratico; questi fatti e le continue e diffuse difformità dal vero nelle dichiarazioni di alti esponenti istituzionali gettano ombre sull’intera vicenda, sulla gestione dell’ordine pubblico nei giorni del vertice genovese e ci inducono ad associarci al nostro presidente nazionale nel richiedere l’apertura immediata di una commissione parlamentare di inchiesta sull’accaduto.
  5. Esprimono solidarietà ai movimenti della società civile, alle organizzazioni non governative, alle forze sindacali e politiche che sono state irresponsabilmente accusate di connivenza e complicità con i violenti che hanno rovinato una grande manifestazione pacifica.
  6. Fanno appello a tutte le forze civili, sindacali e democratiche affinché riprendano quanto prima la riflessione sugli importanti temi posti dal variegato movimento favorevole a un diverso modello di sviluppo, che non può e non deve rimanere patrimonio di avanguardie avanzate della società civile né monopolio di alcuna forza politica, ma deve costituire l’oggetto di una riflessione che riguarda la giustizia e il futuro di tutti gli abitanti della terra.

Milano,24 luglio 2001

rilettura di Samuel Potente

Sono tornato ora a casa, dopo essermi fermato a milano una notte a dormire per riprendermi dall'esperienza di ieri. Ero a Genova assieme a una ventina di amici delle Acli di Milano.
Nonostante gli inviti, più o meno espliciti, del nostro presidente
nazionale affinchè non andassimo a Genova, c'eravamo: come c'erano moltissimi diessini, nonostante i tentennamenti e la decisione finale di non partecipare presa dai loro dirigenti nazionali e locali; come c'erano i sindacalisti della FIOM-CGIL e della FIM-CISL, nonostante gli appelli della "trimurti" a non partecipar alle manifestazioni.

C'eravamo perchè (anzi, c'ero, non voglio mettere in bocca ad altri le mie motivazioni) era FONDAMENTALE, a maggior ragione dopo i fatti di venerdì, essere presenti; esserci, pacificamente, e non lasciare che a genova ci fossero solo i Black Cocks.. pardon Blocks; esserci e non permettere l'ignobile tentativo di molti mass media, del governo e pure di parte dei gruppi dirigenti e dell'intellighenzia di centrosinistra, di identificare e porre sullo stesso piano le duecentomila persone che hanno manifestato il loro dissenso, la loro protesta contro QUESTA globalizzazione, con i 400 o 500 che fossero COGLIONI (staremo a vedere se erano davvero "solo" cani sciolti anarchici o se come sembra erano infiltrati dalle forze dell'ordine) che hanno dato alle forze di polizia il pretesto per fare ciò che hanno fatto e ai mass media e politici di governo di dire quello che hanno detto; era importante esserci (parlo sempre per me) per dare un segnale forte a partiti, sindacati e associazioni dell'area politica e culturale del centrosinistra (Acli comprese), un segnale forte di una ritrovata voglia di fare politica, di riflettere su temi "alti", una voglia di impegnarsi che non si vedeva da anni, e che partiti, sindacati e associazioni tradizionali non hanno più saputo nè raccogliere nè considerare degna di interlocuzione e di confronto. Era infine necessario esserci per dimostrare a questo governo (e a qualunque altro governo ci fosse stato al posto di questo) che un movimento come quello "contro il g8" non era affatto riassumibile nelle definizioni usate e abusate nei giorni scorsi da politici e mass media: contestatori, violenti, casinisti, autonomi. C'era un'accusa da smontare, un'immagine FALSA trasmessa da politica e informazione (pure con qualche lodevole distinguo) che andava raddrizzata.

A maggior ragione dopo i fatti di venerdì era necessario esserci. E in tanti. Senza sentimenti di vendetta; di denuncia sì; di contestazione sì; di rabbia, anche, perchè di fronte a certe cose non si può non provare rabbia; la differenza sta nel metodo nonviolento di manifestare.

Se questi erano i miei obiettivi, ragionando a freddo, direi che solo uan piccola parte di essi è stata raggiunta. O molti di essi sono stati raggiunti solo in parte.

Nonostante divieti e scoraggiamenti, ieri a Genova c'erano
duecentomila persone; duecentomila persone pacifiche, che hanno sfilato quasi sempre in silenzio, senza slogan continui; a volte cantando, molto spesso urlando "ASSASSINI" all'indirizzo degli elicotteri che ogni 5 minuti passavano sopra le nostre teste. Forse se quegli elicotteri avessero sorvegliato e contribuito a disperdere e perseguire le azioni dei Black Blocks, invece di continuare  a girare ossessivamente sulle teste di un corteo pacifico e ordinato, le cose sarebbero andate molto
diversamente; ma ci torneremo.
Comunque c'erano duecentomila persone, forse anche di più, considerata la lunghezza del corteo; sabato è arrivata molta più gente di quella attesa, basti pensare al fatto che quando siamo arrivati noi, in coda al corteo verso le ore 13.20, da Quarto dei Mille fino in città era un unico corteo.
Uno degli obiettivi, forse è stato raggiunto: un segnale forte mandato alle forze dell'area politica e culturale di centrosinistra: datevi una svegliata, domandatevi perchè non riuscite nemmeno a interloquire con centinaia di migliaia di persone disposte a fare politica a impegnarsi a tenersi informate... e domandatevi come mai siano qui nonostante i vostri divieti e tentativi di scoraggiamento. Domandatevi come mai siano qui nonostante i fatti di venerdì.

Il segnale verso il governo invece non è stato raccolto per nulla.
Perchè dall'altra parte non c'era nessuno in ascolto. Perchè dall'altra parte non c'era alcuna voglia di dialogare, di distinguere di capire chi fosse a creare disordini e fare danni, e chi fosse a manifestare tranquillamente; anche perchè c'era ben poco da capire, c'era solo da decidere di fermare un gruppo ridottissimo di violenti PRIMA che iniziassero a sfasciare tutto e impedirgli di mescolarsi con gli altri manifestanti. Perchè dall'altra parte c'era solo la voglia di cercare lo scontro, di provocarlo se possibile. Le prove di questo sono difficilmente illustrabili a chi non c'era: qualcosa si è visto anche in televisione, qualcosa lo si è letto persino nell'intervista al sindaco di Genova (Pericu), riportata dal Corriere in edicola sabato mattina, il quale spiegava benissimo il suo stesso sconcerto per gli interventi insensati delle forze dell'ordine.
Ma difficilmente chi ha seguito queste vicende solo in TV o alla radio o leggendo i giornali, avrà una percezioen chiara di quello che è successo.
E questo è uno dei problemi più grandi; perchè tutti i telegiornali
hanno mostrato i disastri fatti dai black cocks (e infiltrati), qualche televisione ha mostrato in parte le violenze eccessive delle forze dell'ordine, qua e là. Ma la percezione generale trasmessa dai media è riassumibile nel capo di imputazione che sarà verosimilmente contestato al giovane carabiniere accusato dell'omicidio di Carlo: "eccesso di legittima difesa".
Le forze di polizia insomma avrebbero reagito eccessivamente, ma in fondo per legittima difesa e per difendere i cittadini per bene e la proprietà privata e pubblica dei genovesi. Nella testa degli italiani, l'idea che sta prendendo corpo è questa: sì hanno esagerato ma la colpa è dei manifestanti. Tutti inclusi.
A confermare la tesi ci pensano i politici del caso: ci pensano
Scajola, Fini, Berlusconi, Gasparri a chiudere il cerchio: secondo
loro genoa social forum e "tute nere" non sono distinguibili; nessuna distinzione tra "violenti" e "contestatori". Forse non tutti ci crederanno, ma la prima idea (l'eccesso di legittima difesa) è quella con cui dovremo fare i conti.

E dovremo farci i conti seriamente perchè in parte è stata anche colpa nostra. E' INDISPENSABILE un ragionamento serio nel merito di cosa significhi la nonviolenza. Mi sembra di rivivere l'esperienza di Mir Sada, l'iniziativa di interposizione nonviolenta in Bosnia del 1993: duemila persone, alcune preparate e "addestrate" per una missione del genere, la maggio parte invece convinta quasi di andare a fare una scampagnata: ignorate le più elementari norme di sicurezza (pure illustrate nei "training" che precedettero l'iniziativa); inefficiente e inefficace il servizio informativo che doveva verificare le condizioni e l'agibilità dei territori da attraversare; tollerati continuamente comportamenti che hanno messo a rischio la sicurezza di tutti gli altri, ai posti di blocco delle milizia ustascia, come a Mostar e a Prozor...
Ecco ieri ho avuto un'impressione motlo simile. Questa non era una manifestazione da "chi non salta socialista è". Stavamo sfidando, non tanto i "grandi e i potenti" (per favore, basta anche con certa ideologia e propaganda spiccia, come se far interrompere la riunione dei G8, o cacciare un piede in zona rossa, avesse potuto produrre qualche risultato concreto), quanto il tentativo di questi governi di impedire il diritto a manifestare dissenso; avevamo già avuto abbondanti dimostrazioni e anticipi dell'atteggiamento che avremmo incontrato dall'altra parte. Ogni atteggiamento potenzialmente
conflittuale o potenzialmente capace di fornire pretesti di intervento alle forze dell'ordine ERA DA EVITARE.
Mi riferisco ai ridicoli (perchè solo simbolici, perchè per nulla utili
ad alcunchè) tentativi di sfondare le grate per entrare nella zona rossa.  Certo è una goccia nel mare: nella gerarchia di responsabilità, questa è un granello di sabbia, mentre le responsabilità per gli interventi (sia quelli mancati che quelli attuati) delle forse di polizia sono montagne.
Ma come disse un vecchio saggio, prima di guardare le pagliuzze negli occhi altrui occupiamoci delle nostre travi. Anche se le nostre non sono travi ma paglizze e viceversa quelle degli avversari sono travi lunghe quanto una città, non possiamo presentarci con travi o paglizze negli occhi. Non dobbiamo fornire ALCUN pretesto di reperessione alle forze di polizia. Già se li inventano e li provocano loro i pretesti per manganellare e tirare lacrimogeni su sessantenni, donne, ragazzini di 12 anni inermi, almeno non diamogli una mano.

Lungi da me paragonare chi, magari goliardicamente e per divertirsi, ha cercato di mettere piede nella zona rossa, senza picchiare nessuno e senza spaccare auto, vetrine etc, lungi da me paragonarlo ai black cocks, ma un tratto comune c'è: un tratto comune rappresentato dalla sfida diretta e dalla provocazione diretta nei confronti dell'avversario.

E qui è bene che ci fermiamo tutti e riflettere, prima di martedì
prossimo, prima di novembre e del vertice FAO, prima delle immancabili manifestazioni di quest'autunno.

La provocazione e la denuncia devono essere politiche, non materiali. Tantopiù quando il "premio" in palio è solo simbolico e
insignificante, come l'aver messo un piede, per 10 secondi, aldilà della linea divisoria. Quando è evidente che dall'altra parte c'è un avversario che aspetta la minima provocazione per caricare.

Non violenza non è andare di fronte a un toro, dargli uno sberlone sul muso (o anche solo agitargli il fazzoletto rosso davanti agli occhi) e poi indietreggiare con le mani alzate gridando "NON-VIO-LEN-ZA" con la pretesa di non essere incornati perchè siamo nonviolenti. Questa è idiozia (politica), non è nonviolenza.

Allo stesso modo nonviolenza non significa andare allegramente come tanti martiri (inconsapevoli) incontro a un avversario che non solo ha dimostrato di volere e poter "caricare" indistintamente, ma ha dimostrato fin troppo chiaramente di voler fare SCIENTIFICAMENTE uso di provocatori per infiltrare i cortei delle organizzazioni promotrici per attaccare briga, con lacrimogeni sparati ad altezza uomo e manganellate alla cieca.

Troppo carenti, COLPEVOLMENTE carenti, gli organizzatori sul piano della sicurezza dei manifestanti: difficoltà indicibili per avere indicazioni su una città non conosciuta; informazioni continuamente contraddittorie sui percorsi, sulle vie di fuga e sulle vie di ritorno; l'assurda pretesa che DA QUARTO I MANIFESTANTI TORNASSERO A BRIGNOLE ATTRAVERSANDO LA CITTA', CON QUELLO CHE ANCORA A TARDO POMERIGGIO STAVA SUCCEDENDO DAVANTI A BRIGNOLE!;
L'assenza totale di un servizio d'ordine organizzato dal gsf, per cui ognuno s'è dovuto organizzare per conto proprio, ma la maggior parte non ha nemmeno pensato ai rischi corsi. Lo dico per me e gli altri delle Acli, quando il corteo si è spezzato, noi ormai ci eravamo gradualmente portati avanti. Verso la fine di Corso Italia, eravamo ormai quasi in testa al nostro troncone di corteo, assieme ai metalmeccanici della FIOM-CGIL. A un certo punto era diventato chiaro che più avanti c'erano degli scontri in corso, che i Black Cocks erano di nuovo in azione. Ci siamo rapidamente messi d'accordo coi compagni della FIOM, ci siamo aggregati al loro spezzone di corteo e abbiamo organizzato insieme un cordone di sicurezza a "scorta" del nostro spezzone, per impedire a certi personaggi di infiltrarsi come era successo il giorno prima e come era successo qualche tempo prima all'altra parte di corteo.
Nulla da dire, i compagni della FIOM almeno si ricordano come fare un servizio d'ordine. Ma siamo stati praticamente gli unici, perchè già duecento metri più indietro non c'era più alcun cordone e chiunque era libero di entrare e uscire a piacimento dal corteo.
Non so quanti BB (o simili, riconoscibili da alcuni evidenti strumenti di offesa) abbiamo fermato e costretto a non entarre nel corteo, anche a rischio (concretizzato nel caso mio e di un mio amico) di qualche legnata. Ma meno male, perchè se quelli fossero entrati, anzichè una decina di lacrimogeni, ce ne sarebbero arrivati molti di più; e se ai primi lacrimogeni ci fossimo messi a correre, se il cordone avesse mollato, quasi sicuramente avremmo subito una carica devastante, oltre
che gli effetti terribili di una corsa travolgente e disordinata di
migliaia di persone in pochi metri quadrati... e ripeto, meno male che ci aveva pensato la FIOM... perchè il GSF, Rifondazione, Rete Lilliput, Verdi, tutti quanto o quasi, noi compresi, non ci avevamo pensato minimamente.

C'è molto su cui pensare in merito alle modalità di manifestare il
dissenso e al modo di intendere la nonviolenza.

Scusate la lunghezza, avrei mille altre cose da dire (e da raccontare) ma ho sonno, domattina sono in ufficio come al solito... solo un consiglio a chi non c'era e si è fatto l'idea del famoso "eccesso di LEGITTIMA difesa". Non c'eravate. Non avete visto. Non vi siete presi dei lacrimogeni sui piedi, quando a fionco di voi c'erano ragazzini di dodici anni e anziani di sessantacinque, e centinaia. migliaia di persone che NULLA hanno fatto per prendersi manganellate e lacrimogeni. L'unico nostro "reato" è stato l'esserci. Il che la dice lunga su quello che dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi: e quindi sui nodi che abbiamo da sciogliere tra di noi, prima di presentarci di nuovo in piazza.
 
Ciao,
Samuel

considerazioni di Alessandro Colombo

Vergogna !!

Questa e’ l’unica parola che mi sento di dire pensando a quanto e’ avvenuto sabato a Genova e nel commentare la gestione della manifestazione da parte delle cosiddette forze dell’ordine.
Ma voglio provare ad argomentare tale affermazione a partire da alcune considerazioni.
Le 200.000 (qualcuno dice 300.000 ma questo non cambia i termini del problema) persone convenute a Genova partecipavano ad una manifestazione AUTORIZZATA ?
Le forze dell’ordine devono appunto tutelare l’ORDINE PUBBLICO ?
Le forze dell’ordine devono garantire il mio DIRITTO a manifestare PACIFICAMENTE ?
Dopo quanto successo a Genova devo solo rispondere NO a tutte queste domande che sembrano ovvie e scontate in uno stato democratico e basato sul diritto .
Le forze dell’ordine a Genova stavano solo garantendo il diritto di 8 presidenti democraticamente eletti di ritrovarsi in pace (e con uno sfarzo non giustificabile) senza essere "disturbati".
In quel momento gli unici cittadini italiani a Genova erano LORO (potenza della globalizzazione).
Non erano degni di cittadinanza i cittadini di Genova, asserragliati in casa (i pochi rimasti) in una citta’ divisa e blindata.
Non erano cittadini neppure chi stava sfilando in corteo, anzi !
Noi eravamo il NEMICO!!!!!
Noi non ci siamo sentiti tutelati e protetti dalle forze dell’ordine, ma al contrario ci siamo sentiti attaccati, braccati, inseguiti dalla polizia.
Io non ero un cittadino da proteggere, ma da attaccare.
A Genova non ho avuto piu’ diritti !
A Genova tantissimi cittadini che hanno manifestato per almeno 4 ore pacificamente hanno vissuto attimi ( ORE !) di terrore , proiettati in una specie di TERRA DI NESSUNO da una carica tanto violenta quanto ingiustificata portata a persone inermi, accalcate contro i muri, con le mani alzate che stavano defluendo in maniera ordinata dalla zona dove i fantomatici black-block stavano devastando piazzale Kennedy.
Qui, ma ancora di piu’ nelle ore che sono seguite, e’ stato chiaro che l’obiettivo delle forze dell’ordine non era di fermare le distruzioni dei black block ma FERMARE IL CORTEO, spezzarlo umiliando i dimostranti.
Le vetrine rotte, i disagi, le contusioni, le cariche , le ambulanze etc. forse erano gia’ comprese nel budget miliardario dell’organizzazione del vertice ( dove si spendono 800 milioni per la nave-residence) , nella voce "imprevisti" .
Il vero rischio che i 12.000 militari (il mio concetto di polizia e’ un altro : a Genova io ho visto solo militari in assetto di guerra) si erano preparati ad affrontare era quello che il corteo si concludesse tranquillamente, diventando cosi’ la notizia a cui i media potevano abbeverarsi e ricamarci sopra.
Perche’ , visto quello che sono riusciti a combinare 500 scalmanati, se davvero la questura genovese pensava di fronteggiare in quella maniera un corteo di 200.000 persone venute a Genova per sfondare la linea rossa, oggi di Genova sarebbe rimasto solo il pesto !!!!
MA NON E’ STATO COSI’ !!!!
DOBBIAMO AFFERMARE CON FORZA , CON LA NOSTRA POCA FORZA (sui media non e’ passata UNA SOLA immagine del corteo pacifico, ed io ne ricordo almeno per 4 delle ore che ho passato a Genova) CHE IL CORTEO, AUTORIZZATO , HA SFILATO IN MANIERA DEL TUTTO PACIFICA SENZA NESSUNA TUTELA DA PARTE DI FORZE DELL’ORDINE, DEL TUTTO INESISTENTI LUNGO IL CORTEO, E CHE E’ STATO ATTACCATO, SPACCATO E UMILIATO DA CHI DOVEVA DIFENDERLO.
E CHE POCHISSIMO E’ STATO FATTO PER NON FARE ENTRARE, PER ISOLARE E PER CONTRASTARE I VIOLENTI .
Un’altra riflessione la dobbiamo comunque fare anche nei confronti dell’organizzazione di questa manifestazione.
Non e’ sufficiente avere un portavoce che incita alla mobilitazione, se non si puo’ contare su un servizio d’ordine all’altezza.
Cosi’ come e’ inconcepibile (se non si pensa ad una connivenza) che le forze dell’ordine non conoscessero prima chi era a Genova solo per la violenza e che non siano riuscite a contenerle,
cosi’ dobbiamo affermare le responsabilita’ di chi ha organizzato in maniera cosi’ superficiale una manifestazione di questa portata e soprattutto chi non ha ritenuto utile mobilitarsi (sindacato e sinistra istituzionale in primis) per difendere anche il loro diritto a dimostrare.
A Genova quella che rischia di spegnersi con i fuochi degli ultimi cassonetti e’ la possibilita’ garantita in democrazia di scendere in piazza e di confrontarsi pacificamente.
Il confronto muscolare della piazza non e’ un diritto che deve essere tutelato da nessuno, ma un passaggio che diventa obbligato quando gli altri diritti vengono negati.
Non dobbiamo permettere a nessuno , sia esso al governo o tra gli estremisti, di portarci a questo punto.
Attenzione : la strada che parte da Genova sembra indicare questa rotta.
Alessandro

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