rilettura
di Samuel Potente
Sono tornato ora
a casa, dopo essermi fermato a milano una notte a dormire per riprendermi dall'esperienza
di ieri. Ero a Genova assieme a una ventina di amici delle Acli di Milano.
Nonostante gli inviti, più o meno espliciti, del nostro presidente
nazionale affinchè non andassimo a Genova, c'eravamo: come c'erano moltissimi diessini,
nonostante i tentennamenti e la decisione finale di non partecipare presa dai loro
dirigenti nazionali e locali; come c'erano i sindacalisti della FIOM-CGIL e della
FIM-CISL, nonostante gli appelli della "trimurti" a non partecipar alle
manifestazioni.
C'eravamo perchè (anzi, c'ero, non voglio mettere in bocca ad altri le mie motivazioni)
era FONDAMENTALE, a maggior ragione dopo i fatti di venerdì, essere presenti; esserci,
pacificamente, e non lasciare che a genova ci fossero solo i Black Cocks.. pardon Blocks;
esserci e non permettere l'ignobile tentativo di molti mass media, del governo e pure di
parte dei gruppi dirigenti e dell'intellighenzia di centrosinistra, di identificare e
porre sullo stesso piano le duecentomila persone che hanno manifestato il loro dissenso,
la loro protesta contro QUESTA globalizzazione, con i 400 o 500 che fossero COGLIONI
(staremo a vedere se erano davvero "solo" cani sciolti anarchici o se come
sembra erano infiltrati dalle forze dell'ordine) che hanno dato alle forze di polizia il
pretesto per fare ciò che hanno fatto e ai mass media e politici di governo di dire
quello che hanno detto; era importante esserci (parlo sempre per me) per dare un segnale
forte a partiti, sindacati e associazioni dell'area politica e culturale del
centrosinistra (Acli comprese), un segnale forte di una ritrovata voglia di fare politica,
di riflettere su temi "alti", una voglia di impegnarsi che non si vedeva da
anni, e che partiti, sindacati e associazioni tradizionali non hanno più saputo nè
raccogliere nè considerare degna di interlocuzione e di confronto. Era infine necessario
esserci per dimostrare a questo governo (e a qualunque altro governo ci fosse stato al
posto di questo) che un movimento come quello "contro il g8" non era affatto
riassumibile nelle definizioni usate e abusate nei giorni scorsi da politici e mass media:
contestatori, violenti, casinisti, autonomi. C'era un'accusa da smontare, un'immagine
FALSA trasmessa da politica e informazione (pure con qualche lodevole distinguo) che
andava raddrizzata.
A maggior ragione dopo i fatti di venerdì era necessario esserci. E in tanti. Senza
sentimenti di vendetta; di denuncia sì; di contestazione sì; di rabbia, anche, perchè
di fronte a certe cose non si può non provare rabbia; la differenza sta nel metodo
nonviolento di manifestare.
Se questi erano i miei obiettivi, ragionando a freddo, direi che solo uan piccola parte di
essi è stata raggiunta. O molti di essi sono stati raggiunti solo in parte.
Nonostante divieti e scoraggiamenti, ieri a Genova c'erano
duecentomila persone; duecentomila persone pacifiche, che hanno sfilato quasi sempre in
silenzio, senza slogan continui; a volte cantando, molto spesso urlando
"ASSASSINI" all'indirizzo degli elicotteri che ogni 5 minuti passavano sopra le
nostre teste. Forse se quegli elicotteri avessero sorvegliato e contribuito a disperdere e
perseguire le azioni dei Black Blocks, invece di continuare a girare ossessivamente
sulle teste di un corteo pacifico e ordinato, le cose sarebbero andate molto
diversamente; ma ci torneremo.
Comunque c'erano duecentomila persone, forse anche di più, considerata la lunghezza del
corteo; sabato è arrivata molta più gente di quella attesa, basti pensare al fatto che
quando siamo arrivati noi, in coda al corteo verso le ore 13.20, da Quarto dei Mille fino
in città era un unico corteo.
Uno degli obiettivi, forse è stato raggiunto: un segnale forte mandato alle forze
dell'area politica e culturale di centrosinistra: datevi una svegliata, domandatevi
perchè non riuscite nemmeno a interloquire con centinaia di migliaia di persone disposte
a fare politica a impegnarsi a tenersi informate... e domandatevi come mai siano qui
nonostante i vostri divieti e tentativi di scoraggiamento. Domandatevi come mai siano qui
nonostante i fatti di venerdì.
Il segnale verso il governo invece non è stato raccolto per nulla.
Perchè dall'altra parte non c'era nessuno in ascolto. Perchè dall'altra parte non c'era
alcuna voglia di dialogare, di distinguere di capire chi fosse a creare disordini e fare
danni, e chi fosse a manifestare tranquillamente; anche perchè c'era ben poco da capire,
c'era solo da decidere di fermare un gruppo ridottissimo di violenti PRIMA che iniziassero
a sfasciare tutto e impedirgli di mescolarsi con gli altri manifestanti. Perchè
dall'altra parte c'era solo la voglia di cercare lo scontro, di provocarlo se possibile.
Le prove di questo sono difficilmente illustrabili a chi non c'era: qualcosa si è visto
anche in televisione, qualcosa lo si è letto persino nell'intervista al sindaco di Genova
(Pericu), riportata dal Corriere in edicola sabato mattina, il quale spiegava benissimo il
suo stesso sconcerto per gli interventi insensati delle forze dell'ordine.
Ma difficilmente chi ha seguito queste vicende solo in TV o alla radio o leggendo i
giornali, avrà una percezioen chiara di quello che è successo.
E questo è uno dei problemi più grandi; perchè tutti i telegiornali
hanno mostrato i disastri fatti dai black cocks (e infiltrati), qualche televisione ha
mostrato in parte le violenze eccessive delle forze dell'ordine, qua e là. Ma la
percezione generale trasmessa dai media è riassumibile nel capo di imputazione che sarà
verosimilmente contestato al giovane carabiniere accusato dell'omicidio di Carlo:
"eccesso di legittima difesa".
Le forze di polizia insomma avrebbero reagito eccessivamente, ma in fondo per legittima
difesa e per difendere i cittadini per bene e la proprietà privata e pubblica dei
genovesi. Nella testa degli italiani, l'idea che sta prendendo corpo è questa: sì hanno
esagerato ma la colpa è dei manifestanti. Tutti inclusi.
A confermare la tesi ci pensano i politici del caso: ci pensano
Scajola, Fini, Berlusconi, Gasparri a chiudere il cerchio: secondo
loro genoa social forum e "tute nere" non sono distinguibili; nessuna
distinzione tra "violenti" e "contestatori". Forse non tutti ci
crederanno, ma la prima idea (l'eccesso di legittima difesa) è quella con cui dovremo
fare i conti.
E dovremo farci i conti seriamente perchè in parte è stata anche colpa nostra. E'
INDISPENSABILE un ragionamento serio nel merito di cosa significhi la nonviolenza. Mi
sembra di rivivere l'esperienza di Mir Sada, l'iniziativa di interposizione nonviolenta in
Bosnia del 1993: duemila persone, alcune preparate e "addestrate" per una
missione del genere, la maggio parte invece convinta quasi di andare a fare una
scampagnata: ignorate le più elementari norme di sicurezza (pure illustrate nei
"training" che precedettero l'iniziativa); inefficiente e inefficace il servizio
informativo che doveva verificare le condizioni e l'agibilità dei territori da
attraversare; tollerati continuamente comportamenti che hanno messo a rischio la sicurezza
di tutti gli altri, ai posti di blocco delle milizia ustascia, come a Mostar e a Prozor...
Ecco ieri ho avuto un'impressione motlo simile. Questa non era una manifestazione da
"chi non salta socialista è". Stavamo sfidando, non tanto i "grandi e i
potenti" (per favore, basta anche con certa ideologia e propaganda spiccia, come se
far interrompere la riunione dei G8, o cacciare un piede in zona rossa, avesse potuto
produrre qualche risultato concreto), quanto il tentativo di questi governi di impedire il
diritto a manifestare dissenso; avevamo già avuto abbondanti dimostrazioni e anticipi
dell'atteggiamento che avremmo incontrato dall'altra parte. Ogni atteggiamento
potenzialmente
conflittuale o potenzialmente capace di fornire pretesti di intervento alle forze
dell'ordine ERA DA EVITARE.
Mi riferisco ai ridicoli (perchè solo simbolici, perchè per nulla utili
ad alcunchè) tentativi di sfondare le grate per entrare nella zona rossa. Certo è
una goccia nel mare: nella gerarchia di responsabilità, questa è un granello di sabbia,
mentre le responsabilità per gli interventi (sia quelli mancati che quelli attuati) delle
forse di polizia sono montagne.
Ma come disse un vecchio saggio, prima di guardare le pagliuzze negli occhi altrui
occupiamoci delle nostre travi. Anche se le nostre non sono travi ma paglizze e viceversa
quelle degli avversari sono travi lunghe quanto una città, non possiamo presentarci con
travi o paglizze negli occhi. Non dobbiamo fornire ALCUN pretesto di reperessione alle
forze di polizia. Già se li inventano e li provocano loro i pretesti per manganellare e
tirare lacrimogeni su sessantenni, donne, ragazzini di 12 anni inermi, almeno non diamogli
una mano.
Lungi da me paragonare chi, magari goliardicamente e per divertirsi, ha cercato di mettere
piede nella zona rossa, senza picchiare nessuno e senza spaccare auto, vetrine etc, lungi
da me paragonarlo ai black cocks, ma un tratto comune c'è: un tratto comune rappresentato
dalla sfida diretta e dalla provocazione diretta nei confronti dell'avversario.
E qui è bene che ci fermiamo tutti e riflettere, prima di martedì
prossimo, prima di novembre e del vertice FAO, prima delle immancabili manifestazioni di
quest'autunno.
La provocazione e la denuncia devono essere politiche, non materiali. Tantopiù quando il
"premio" in palio è solo simbolico e
insignificante, come l'aver messo un piede, per 10 secondi, aldilà della linea divisoria.
Quando è evidente che dall'altra parte c'è un avversario che aspetta la minima
provocazione per caricare.
Non violenza non è andare di fronte a un toro, dargli uno sberlone sul muso (o anche solo
agitargli il fazzoletto rosso davanti agli occhi) e poi indietreggiare con le mani alzate
gridando "NON-VIO-LEN-ZA" con la pretesa di non essere incornati perchè siamo
nonviolenti. Questa è idiozia (politica), non è nonviolenza.
Allo stesso modo nonviolenza non significa andare allegramente come tanti martiri
(inconsapevoli) incontro a un avversario che non solo ha dimostrato di volere e poter
"caricare" indistintamente, ma ha dimostrato fin troppo chiaramente di voler
fare SCIENTIFICAMENTE uso di provocatori per infiltrare i cortei delle organizzazioni
promotrici per attaccare briga, con lacrimogeni sparati ad altezza uomo e manganellate
alla cieca.
Troppo carenti, COLPEVOLMENTE carenti, gli organizzatori sul piano della sicurezza dei
manifestanti: difficoltà indicibili per avere indicazioni su una città non conosciuta;
informazioni continuamente contraddittorie sui percorsi, sulle vie di fuga e sulle vie di
ritorno; l'assurda pretesa che DA QUARTO I MANIFESTANTI TORNASSERO A BRIGNOLE
ATTRAVERSANDO LA CITTA', CON QUELLO CHE ANCORA A TARDO POMERIGGIO STAVA SUCCEDENDO DAVANTI
A BRIGNOLE!;
L'assenza totale di un servizio d'ordine organizzato dal gsf, per cui ognuno s'è dovuto
organizzare per conto proprio, ma la maggior parte non ha nemmeno pensato ai rischi corsi.
Lo dico per me e gli altri delle Acli, quando il corteo si è spezzato, noi ormai ci
eravamo gradualmente portati avanti. Verso la fine di Corso Italia, eravamo ormai quasi in
testa al nostro troncone di corteo, assieme ai metalmeccanici della FIOM-CGIL. A un certo
punto era diventato chiaro che più avanti c'erano degli scontri in corso, che i Black
Cocks erano di nuovo in azione. Ci siamo rapidamente messi d'accordo coi compagni della
FIOM, ci siamo aggregati al loro spezzone di corteo e abbiamo organizzato insieme un
cordone di sicurezza a "scorta" del nostro spezzone, per impedire a certi
personaggi di infiltrarsi come era successo il giorno prima e come era successo qualche
tempo prima all'altra parte di corteo.
Nulla da dire, i compagni della FIOM almeno si ricordano come fare un servizio d'ordine.
Ma siamo stati praticamente gli unici, perchè già duecento metri più indietro non c'era
più alcun cordone e chiunque era libero di entrare e uscire a piacimento dal corteo.
Non so quanti BB (o simili, riconoscibili da alcuni evidenti strumenti di offesa) abbiamo
fermato e costretto a non entarre nel corteo, anche a rischio (concretizzato nel caso mio
e di un mio amico) di qualche legnata. Ma meno male, perchè se quelli fossero entrati,
anzichè una decina di lacrimogeni, ce ne sarebbero arrivati molti di più; e se ai primi
lacrimogeni ci fossimo messi a correre, se il cordone avesse mollato, quasi sicuramente
avremmo subito una carica devastante, oltre
che gli effetti terribili di una corsa travolgente e disordinata di
migliaia di persone in pochi metri quadrati... e ripeto, meno male che ci aveva pensato la
FIOM... perchè il GSF, Rifondazione, Rete Lilliput, Verdi, tutti quanto o quasi, noi
compresi, non ci avevamo pensato minimamente.
C'è molto su cui pensare in merito alle modalità di manifestare il
dissenso e al modo di intendere la nonviolenza.
Scusate la lunghezza, avrei mille altre cose da dire (e da raccontare) ma ho sonno,
domattina sono in ufficio come al solito... solo un consiglio a chi non c'era e si è
fatto l'idea del famoso "eccesso di LEGITTIMA difesa". Non c'eravate. Non avete
visto. Non vi siete presi dei lacrimogeni sui piedi, quando a fionco di voi c'erano
ragazzini di dodici anni e anziani di sessantacinque, e centinaia. migliaia di persone che
NULLA hanno fatto per prendersi manganellate e lacrimogeni. L'unico nostro
"reato" è stato l'esserci. Il che la dice lunga su quello che dobbiamo
aspettarci per i prossimi mesi: e quindi sui nodi che abbiamo da sciogliere tra di noi,
prima di presentarci di nuovo in piazza.
Ciao,
Samuel
|
considerazioni di
Alessandro Colombo
Vergogna !!
- Questa e lunica parola
che mi sento di dire pensando a quanto e avvenuto sabato a Genova e nel commentare
la gestione della manifestazione da parte delle cosiddette forze dellordine.
- Ma voglio provare ad argomentare tale
affermazione a partire da alcune considerazioni.
- Le 200.000 (qualcuno dice 300.000 ma
questo non cambia i termini del problema) persone convenute a Genova partecipavano ad una
manifestazione AUTORIZZATA ?
- Le forze dellordine devono
appunto tutelare lORDINE PUBBLICO ?
- Le forze dellordine devono
garantire il mio DIRITTO a manifestare PACIFICAMENTE ?
- Dopo quanto successo a Genova devo
solo rispondere NO a tutte queste domande che sembrano ovvie e scontate in uno stato
democratico e basato sul diritto .
- Le forze dellordine a Genova
stavano solo garantendo il diritto di 8 presidenti democraticamente eletti di ritrovarsi
in pace (e con uno sfarzo non giustificabile) senza essere "disturbati".
- In quel momento gli unici cittadini
italiani a Genova erano LORO (potenza della globalizzazione).
- Non erano degni di cittadinanza i
cittadini di Genova, asserragliati in casa (i pochi rimasti) in una citta divisa e
blindata.
- Non erano cittadini neppure chi stava
sfilando in corteo, anzi !
- Noi eravamo il NEMICO!!!!!
- Noi non ci siamo sentiti tutelati e
protetti dalle forze dellordine, ma al contrario ci siamo sentiti attaccati,
braccati, inseguiti dalla polizia.
- Io non ero un cittadino da
proteggere, ma da attaccare.
- A Genova non ho avuto piu
diritti !
- A Genova tantissimi cittadini che
hanno manifestato per almeno 4 ore pacificamente hanno vissuto attimi ( ORE !) di terrore
, proiettati in una specie di TERRA DI NESSUNO da una carica tanto violenta quanto
ingiustificata portata a persone inermi, accalcate contro i muri, con le mani alzate che
stavano defluendo in maniera ordinata dalla zona dove i fantomatici black-block stavano
devastando piazzale Kennedy.
- Qui, ma ancora di piu nelle ore
che sono seguite, e stato chiaro che lobiettivo delle forze dellordine
non era di fermare le distruzioni dei black block ma FERMARE IL CORTEO, spezzarlo
umiliando i dimostranti.
- Le vetrine rotte, i disagi, le
contusioni, le cariche , le ambulanze etc. forse erano gia comprese nel budget
miliardario dellorganizzazione del vertice ( dove si spendono 800 milioni per la
nave-residence) , nella voce "imprevisti" .
- Il vero rischio che i 12.000 militari
(il mio concetto di polizia e un altro : a Genova io ho visto solo militari in
assetto di guerra) si erano preparati ad affrontare era quello che il corteo si
concludesse tranquillamente, diventando cosi la notizia a cui i media potevano
abbeverarsi e ricamarci sopra.
- Perche , visto quello che sono
riusciti a combinare 500 scalmanati, se davvero la questura genovese pensava di
fronteggiare in quella maniera un corteo di 200.000 persone venute a Genova per sfondare
la linea rossa, oggi di Genova sarebbe rimasto solo il pesto !!!!
- MA NON E STATO COSI !!!!
- DOBBIAMO AFFERMARE CON FORZA , CON LA
NOSTRA POCA FORZA (sui media non e passata UNA SOLA immagine del corteo pacifico, ed
io ne ricordo almeno per 4 delle ore che ho passato a Genova) CHE IL CORTEO, AUTORIZZATO ,
HA SFILATO IN MANIERA DEL TUTTO PACIFICA SENZA NESSUNA TUTELA DA PARTE DI FORZE DELLORDINE,
DEL TUTTO INESISTENTI LUNGO IL CORTEO, E CHE E STATO ATTACCATO, SPACCATO E UMILIATO
DA CHI DOVEVA DIFENDERLO.
- E CHE POCHISSIMO E STATO FATTO
PER NON FARE ENTRARE, PER ISOLARE E PER CONTRASTARE I VIOLENTI .
- Unaltra riflessione la dobbiamo
comunque fare anche nei confronti dellorganizzazione di questa manifestazione.
- Non e sufficiente avere un
portavoce che incita alla mobilitazione, se non si puo contare su un servizio dordine
allaltezza.
- Cosi come e inconcepibile
(se non si pensa ad una connivenza) che le forze dellordine non conoscessero prima
chi era a Genova solo per la violenza e che non siano riuscite a contenerle,
- cosi dobbiamo affermare le
responsabilita di chi ha organizzato in maniera cosi superficiale una
manifestazione di questa portata e soprattutto chi non ha ritenuto utile mobilitarsi
(sindacato e sinistra istituzionale in primis) per difendere anche il loro diritto a
dimostrare.
- A Genova quella che rischia di
spegnersi con i fuochi degli ultimi cassonetti e la possibilita garantita in
democrazia di scendere in piazza e di confrontarsi pacificamente.
- Il confronto muscolare della piazza
non e un diritto che deve essere tutelato da nessuno, ma un passaggio che diventa
obbligato quando gli altri diritti vengono negati.
- Non dobbiamo permettere a nessuno ,
sia esso al governo o tra gli estremisti, di portarci a questo punto.
- Attenzione : la strada che parte da
Genova sembra indicare questa rotta.
- Alessandro
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