VERSO IL G8 DI GENOVA

UN MONDO DIVERSO E’ POSSIBILE
IL FUTURO DEL PIANETA E DELL’UMANITA’
NON PUO’ ESSERE AFFIDATO ALLE DECISIONI
DI POCHI PRIVILEGIATI
		 Il documento di Acli, Arci, Legambiente,  Forum del Terzo Settore                  
Un mondo diverso è possibile. Questo il messaggio che Acli, Arci, Legambiente,  Forum del Terzo Settore, insieme ai gruppi e alle associazioni del "Genoa Social Forum" che manifesteranno il 21 luglio a Genova in occasione del G8, lanceranno ai capi di stato e di governo dei Paesi ricchi. Un mondo diverso è possibile, ma per costruirlo serve l’impegno e la partecipazione dei cittadini, serve un governo democratico dei processi globali che superi l’attuale gestione oligarchica di organismi del tutto privi di investitura democratica, come il Wto, o comunque rappresentativi solo di una piccola minoranza dell’umanità, come appunto il G8.

Fenomeno complesso e tutt’altro che univoco, la globalizzazione nella sua dimensione economico-finanziaria non è certamente in grado di affrontare i grandi problemi sociali, ambientali, di democrazia e di diritti, anzi minaccia di aggravarli. L’idea, nocciolo duro del pensiero unico, che le economie e le culture di ogni Paese, di ogni territorio siano condannate per sopravvivere alla omologazione, è contraria agli interessi dell’umanità. L’interesse a contrastare la falsa identità tra globalizzazione e omologazione e a valorizzare gli elementi più originali di ogni singola identità sociale, economica e culturale, è tanto più forte per l’Europa e in particolare per l’Italia, che per competere nell’arena globale devono "esaltare", non certo deprimere, la differenza e il valore aggiunto rappresentati dalla grande varietà e ricchezza di economie radicate nel territorio e da una spiccata vocazione per la coesione sociale e la qualità ambientale.

Questo è lo scenario in cui si tiene a Genova il vertice dei G8. Uno scenario segnato da profonde ingiustizie, con il 20% della popolazione mondiale, quella dei Paesi a capitalismo avanzato, che consuma l’83% delle risorse planetarie, con 11 milioni di bambini che muoiono ogni anno per denutrizione e 1 miliardo e 300 milioni di persone costrette a vivere con meno di un dollaro al giorno.

I temi di cui il G8 discuterà a Genova sono gli stessi che vedono impegnate nel mondo centinaia di organizzazioni non governative, che con priorità diverse ma seguendo tutte metodi pacifici, non-violenti e democratici, operano nei campi della cooperazione internazionale, della tutela ambientale, della valorizzazione dei diritti di cittadinanza, del pieno riconoscimento della dignità del lavoro, della promozione di modelli economici etici e solidali, dello sviluppo di forme di convivenza multietniche e di scambio interculturale, dell’impegno pacifista, della lotta alle ingiustizie. A Genova porteremo questa grande ricchezza di esperienze e di sensibilità, e sarebbe grave se la risposta degli organizzatori del vertice fosse di trasformare la città in una fortezza inaccessibile vietando qualsiasi manifestazione pubblica. Sarebbe grave e sarebbe, bisogna aggiungere, il modo più sicuro per lasciare campo libero a quanti da una parte e dell’altra preferiscono al dialogo e al confronto anche duro, lo scontro e la contrapposizione violenta.

Noi comunque non ci rassegneremo alla militarizzazione di Genova, e faremo di tutto per ottenere risposte impegnative dai leader del G8 alle nostre richieste già sottoscritte da migliaia di cittadini che hanno partecipato al referendum autogestito promosso da otto grandi associazioni (Legambiente, Arci, Mani Tese, Uisp, Acli, Ics, Rete di Lilliput, Tavola della Pace).

Chiediamo che sia mantenuto l’impegno a cancellare tutti i crediti verso i paesi più poveri e indebitati.

Chiediamo l’introduzione della "Tobin Tax", imposta sulle transazioni finanziarie di natura speculativa che consentirebbe di redistribuire in modo più equo il gettito fiscale tra le diverse componenti sociali, di monitorare i flussi di capitale al fine di combattere l’evasione fiscale ed il riciclaggio dei proventi dei traffici illeciti, di finanziare le politiche nazionali e globali di lotta alla povertà e alla disoccupazione e di salvaguardia dell’ambiente.

Chiediamo la messa al bando delle armi all’uranio impoverito e la riduzione del 20% entro il 2001 delle spese militari.

Chiediamo che il potere di fissare le regole che governano l’economia mondiale, oggi monopolio di un’organizzazione priva di ogni legittimità democratica qual è il Wto, ritorni all’Onu.

Chiediamo un impegno formale per ratificare entro il 2002, prima della Conferenza di Johannesburg che si terrà a dieci anni esatti dall’Earth Summit di Rio de Janeiro, del Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emisioni dei gas serra.

Chiediamo che siano poste le basi per una regolamentazione rigorosa dell’immissione nell’ambiente e in commercio degli organismi geneticamente modificati, riguardo in particolare ai rischi ambientali e sanitari e ai rischi di una perdita progressiva di biodiversità legati alla produzione e alla commercializzazione dei cibi transgenici, nonché al tema dei brevetti.

Noi sappiamo che su molti di questi temi non vi è unità all’interno del G8. Con sempre maggiore chiarezza vanno anzi emergendo due visioni tendenzialmente opposte della globalizzazione e dello stesso ruolo dei grandi Paesi industrializzati: una visione ultra-liberista, che ha trovato negli ultimi mesi un autorevolissimo alfiere nel neopresidente americano Bush, in base alla quale i criteri della qualità ambientale e sociale non devono entrare nelle politiche per lo sviluppo, ed una visione più vicina alla sensibilità dei Paesi europei, che pur tra incertezze e contraddizioni guarda all’ambiente, alla coesione sociale, alla valorizzazione delle identità economiche e culturali locali, come ad ingredienti indispensabili di uno sviluppo sostenibile e desiderabile. In alcuni casi la contrapposizione è già diventata esplicita, come per la scelta di Bush di ritirare l’adesione degli Stati Uniti al Protocollo di Kyoto o per la posizione di cautela dell’Europa in materia di Ogm, in altri è prevalsa finora la logica dell’alleanza geopolitica tra i Paesi più ricchi: compito nostro, a Genova come in tutte le occasioni che seguiranno, sarà di batterci con forza e intelligenza perché le contraddizioni, se vi sono, vengano alla scoperto e perché i grandi della terra siano costretti a tenere conto delle ragioni dei cittadini.

Acli, Arci, Legambiente,  Forum del Terzo Settore

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