LA GLOBALIZZAZIONE E IL VERTICE G8 DI GENOVA 
			 Il documento della Presidenza Provinciale Acli milanesi                             
 

- Lo scenario
Il mondo è caratterizzato in modo sempre più netto da una globalizzazione selvaggia. I processi di integrazione sempre più stretta tra i vari angoli della Terra, lungi dall'arrecare benefici a tutti gli abitanti del Pianeta, condannano alla fame e alla morte centinaia di milioni di uomini, donne e bambini.
Questa situazione è determinata dal sistema economico in cui viviamo, che arricchisce noi, abitanti del Nord del mondo e che pochi ormai hanno il coraggio di denunciare.
Negli ultimi decenni poi, la situazione si è ulteriormente aggravata, con la finanziarizzazione dell'economia e con il primato assoluto di queste ultime sulla politica.
Le decisioni che determinano la vita o la morte di milioni di persone non sono prese nei palazzi della politica che, almeno formalmente, sono occupati dai rappresentanti della popolazione, bensì nelle sedi delle multinazionali e delle grandi istituzioni finanziarie e commerciali internazionali.
La finanza ha bisogno di semplificazioni, ha bisogno di processi decisionali a lei favorevoli e veloci: per questo si è affermata una nuova generazione di istituzioni internazionali, istituzioni leggere o addirittura, come nel caso del club dei G8, non-istituzioni. Così oggi l'ONU è ridotto ai minimi termini, marginalizzato a scapito dei vari Fondo Monetario Internazionale (FMI), Banca Mondiale (BM), Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO o OMC). Non è un caso che tutte queste istituzioni siano caratterizzate dal fatto che non si applichi al loro interno il principio "una testa, un voto", ma il principio della ponderazione, per cui chi ha più soldi ha più potere.
L'obiettivo di fondo del sistema economico-finanziario dominante non è solo il proprio profitto, ma anche l'eliminazione fisica delle diversità, vissute come rallentamenti sulla strada della sua affermazione. Chi la pensa diversamente, chi antepone altri valori a quelli del profitto, chi vuole conservare l'ambiente, la propria cultura, la propria storia, le proprie tradizioni, il proprio lavoro, è vissuto come un problema.

· La reazione
Di fronte a questo contesto, si è sviluppato, e continua a svilupparsi, un movimento composito e variopinto, su scala planetaria, che non si rassegna a scomparire e ad assecondare la narrazione del sistema economico-finanziario dominante.
Di questo movimento fanno parte
q i tradizionali movimenti sociali europei, di matrice cristiana, socialista o marxista, attenti alla difesa della dignità umana in qualsiasi parte del mondo;
q i movimenti dei lavoratori del Nord del pianeta, capeggiati dai sindacati statunitensi, che si sentono minacciati dalla delocalizzazione delle produzioni e dal crollo dei sistemi di welfare;
q i movimenti ambientalisti, preoccupati dallo sfruttamento sconsiderato del pianeta, dall'eliminazione delle biodiversità, dall'avvento di organismi geneticamente modificati (OGM) il cui impatto sulla natura e sull'Uomo desta severi dubbi.
q I movimenti indigeni del Sud ma anche del Nord del mondo, minacciati di estinzione culturale o addirittura fisica, quando le loro terre destano appetiti nelle grandi multinazionali. Ci riferiamo ai movimenti del Chiapas, dell'Ecuador, a moltissime popolazioni africane (in Sudan, in Nigeria, in Burundi, ….), ma anche alle popolazioni native, del Nord America.
q I movimenti di agricoltori, scacciati dalle loro terre fertili da parte delle multinazionali e dai governi ad esse asservite (Sem Terra del Brasile ad esempio) o che corrono il rischio, nel caso di affermazione degli OGM, di dipendere dalle multinazionali che forniscono le sementi, proditoriamente annuali.
q Le popolazioni del Sud del mondo, schiacciate dal peso di un debito iniquo, dalla fame e dalla povertà, determinate da un sistema e da istituzioni finanziarie.

· I temi
Tanti e tali sono i temi su cui si concentra la protesta nostra e di tutto il movimento per un'umanizzazione dell'economia e contro la globalizzazione e le ingiustizie economiche, che sarebbe difficile elencare tutte le proposte alternative che le ACLI avanzano in questi campi. Ci limitiamo ad affermare alcuni punti caratterizzanti, su cui intendiamo far sentire in modo chiaro la nostra voce.
q L'ONU deve costituire un luogo di governo per quanto riguarda le decisioni da prendere su scala planetaria: le scelte che riguardano tutti gli uomini e le donne del mondo devono essere prese laddove esiste il principio "una testa, un voto", e non dove conta chi ha più soldi (WTO, FMI, BM).
L'ONU non può essere destinato alla mera risoluzione dei conflitti armati che si verificano nel mondo, tanto più oggi che i conflitti nascono quasi esclusivamente per motivi economici. La marginalizzazione dell'ONU, e quindi della politica, e la sua riduzione a istituzione che si occupa di questioni scomode e non lucrative quale la risoluzione dei conflitti, è il corrispettivo della tendenza, all'interno dei singoli paesi, a ridurre il ruolo dello Stato al disbrigo degli affari su cui il "privato" non può fare business.
q E' tempo che il Nord del mondo ponga fine alla tremenda pratica della vendita di armamenti ai paesi del Sud.
In particolare al nostro governo e al nostro Parlamento chiediamo un ampliamento ed un aggiornamento delle disposizioni della Legge 185/85 che vieta il commercio di armi pesanti ai paesi in conflitto. E' necessario estendere il divieto anche alle armi leggere e sportive, con cui oggi vengono combattute la stragrande maggioranza delle guerre nel mondo. Si deve poi estendere il divieto di commercio di armi, dai paesi in conflitto a quelli in cui si verificano sistematiche violazione dei diritti umani, anche da parte dei governi stessi (vedi il caso Turchia-Kurdistan e la vendita degli elicotteri da combattimento Agusta). Bisogna infine prestare una maggiore attenzione all'esportazione di tecnologie duali, che escono dal nostro paese con una funzione, e vengono poi modificate in loco, per servire ad un uso militare.
q Deve essere mantenuto ed esteso il principio di precauzionalità rispetto alla produzione e alla sperimentazione in campo aperto degli OGM. Sono i produttori di OGM a dover dimostrare, con evidenze dimostrabili in un congruo periodo di tempo, che un prodotto non arreca danni all'uomo e all'ambiente.
Inoltre deve essere proibita la produzione e la vendita di sementi annuali di OGM, che condannano gli agricoltori alla dipendenza dalle multinazionali.
Le norme sull'etichettatura dei prodotti contenenti OGM vanno mantenute e potenziate.
Chiediamo anche che sia sancita la non brevettabilità dei prodotti naturali, dei prodotti tradizionali, dell'acqua, e l'accesso ai farmaci essenziali a prezzi di costo.
q Chiediamo ai governi e ai Parlamenti di tutto il mondo, ed in particolare al nostro, che siano combattute le piaghe del lavoro minorile e del dumping sindacale. Si devono predisporre marchi appositi che consentano al consumatore di conoscere la storia del prodotto che acquistano, e che parlino delle condizioni di lavoro e di vita di chi li ha prodotti.
q E' necessario un impegno forte per il rispetto rigoroso del Protocollo di Kyoto sulla riduzione di emissioni inquinanti: non tollereremo rallentamenti né tantomeno passi indietro su un questione tanto rilevante. Bisogna inoltre che i paesi del Nord del mondo riducano la loro "impronta ecologica", vale a dire il loro consumo di risorse rinnovabili e non del Pianeta, riconoscendo il loro "debito ecologico e sociale" nei confronti del Sud del mondo.
q Il debito del Sud del mondo nei confronti del Nord deve essere completamente ed immediatamente azzerato: è una questione di giustizia, non di carità o solidarietà. Il Sud del mondo ha già abbondantemente pagato il suo debito e sta ora solo pagando gli interessi gonfiati da speculazioni finanziarie, studiate per tenere in scacco il Sud del mondo.
Bisogna poi istituire la c.d. Tobin Tax, una tassazione sui movimenti di capitale a breve e a brevissimo termine (speculative), la cui percentuale sarebbe ridottissima e che consentirebbe di finanziare progetti di sviluppo.

· I mezzi
Le ACLI di Milano, parte della Rete di Lilliput, sostengono in modo convinto la necessità di esprimere chiaramente il proprio fermo dissenso rispetto al modo in cui vengono gestite le decisioni a livello planetario e rispetto ad un sistema economico che condanna centinaia di milioni di uomini.
Questo dissenso deve essere espresso in tutti i luoghi e in tutte le forme possibili, purché rigorosamente nonviolente.
Per questo motivo esprimiamo preoccupazione per i segnali che arrivano da una parte strettamente minoritaria del popolo antiglobalizzazione, che sembrano non escludere scelte di scontro con il sistema cui ci opponiamo ed in particolar modo, a Genova, nei confronti delle forze dell'ordine.
Non possiamo però non esprimere parimenti preoccupazione per i segnali provenienti dalle forze dell'ordine, che hanno già dato delle pessime prove, a Napoli come a Goteborg.

La Presidenza provinciale delle Acli milanesi

(Milano, giugno 2001)

 

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